
Mi sveglio prima del solito, le urla di mio nipote riempiono la stanza schiacciandomi contro la parete tappezzata da fiori stile anni sessanta, riesco a sentirne l’odore dolciastro e primaverile. Oggi è sabato, non so mai cosa fare nei giorni festivi; le ore si susseguono lentamente, le giornate mi attraversano a rallentatore. Vicino a casa c’é il supermercato dove lavora mio fratello, e’ responsabile del banco delle carni, sotto di lui due giovani. Scherza e ammicca con le clienti di mezza età che acquistano filetti di manzo e polli arrosto. Loro sorridono compiaciute e lui abbonda sempre nelle porzioni. Non sbaglia mai i nomi e ricorda anche quelli dei loro figli, fingendo di essere interessato al loro anno scolastico e alle lezioni di pianoforte. Mi metto sempre dal lato sinistro del reparto, da quella angolazione riesco a vedere, attraverso lo specchio, le immagini riflesse delle persone che attendono il proprio turno e quando non c’e’ nessuno parlo con mio fratello e i suoi colleghi che mi chiedono perché non ho una donna con cui passare il tempo, da portare nei centri commerciali il sabato pomeriggio e al cinema la domenica sera. Quando il dottore mi visitò il giorno seguente alla notte in cui mi persi nella mia stessa via, mi spiegò che quella che avevo smarrito era la memoria semantica, una parte di memoria dove risiede la consapevolezza di sé e del mondo. Da allora non sono più stato con una donna e non ho più amici con cui fare un giro in macchina parlando di calcio e profilattici ritardanti. Non ricordo il motivo dell’esserci, del mio esistere e non comprendo neppure quello di tutte le cassiere del supermercato che appollaiate per ore su sgabelli sbilenchi si guardano intorno alla ricerca dell’anima gemella tra il reparto di cosmetica e quello dei surgelati. Non trovo senso in ciò che fa mio fratello, quando con le mani imbrattate di sangue ogni giorno su un quadernetto segna i nomi delle nuove clienti specificando il colore dei capelli per riconoscere l’una dall’altra. Ho perso in una manciata di secondi l’identità ma mi chiedo spesso se quelle persone, che pensano di averla ancora, non l’abbiamo a loro insaputa smarrita già da molto tempo.
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