domenica 23 settembre 2007

non sarebbe bello se...


La ritrovo con una pancia morbida che comincia già dallo stomaco, sguardo gentile, capelli forti e lucidi che si sistemano, in una lunga piega soffice, appena sopra alle spalle. Bevo Sambuca da un bicchiere trasparente e lei si inumidisce le labbra con la bevanda spostando la mia mano verso la sua bocca; i gusti sono amplificati e le sue papille gustative scovano richiami e ingredienti reconditi. La temperatura della sera da qualche giorno a questa parte è cambiata; più pungente, entra nei tessuti e tira la pelle all’indietro. Mi chiede anche di poter fare due tiri dalla terza sigaretta che ho acceso nell’arco della stessa ora trascorsa con lei e i suoi bellissimi capelli, con il suo compagno che conversa al telefono roteando gli occhi in senso antiorario. Aspira con ingordigia, una condannata a morte invasa da elettrica felicità perchè si sta materializzando il suo ultimo desiderio, volgendogli le spalle per non farsi vedere, e sorridendo come una bambina rubiconda e madida di quel sudore che profuma di latte concentrato e zucchero. Mi dice che sta bene e lo vedo, i suoi lineamenti sono rilassati e docili, abbandonati con amorevole rassegnazione al cambiamento che ogni giorno la attraversa, che ogni giorno fuori dal suo controllo cambia le fattezze del suo corpo slanciato e nervoso, ampliando con armonia i fianchi e il seno. La guardo a lungo, mentre accavalla le gambe affusolate, allunga la maglietta da sotto la giacca, si abbandona sorridente sulla spalla di lui che prontamente la avvolge con il suo braccio proteggendola dal freddo e dall’ignoto e non riesco ad avere empatia, rifletto solo sul fatto che da più di un mese le mie fobie si sono acuite, soprattutto quella per i prodotti chimici usati per la pulizia della casa. Mia madre una volta per poter giustificare questa mia paura infondata-era un periodo in cui non potevo avvicinarmi a prodotti come l’ammoniaca e neppure sentirne l’odore, così suggestionata da dover uscire dalla stanza per quella improvvisa sensazione di soffocamento- mi disse che in famiglia c’era un dottore che aveva la fobia della colla e se la vedeva in giro o ne sentiva l’odore aveva crisi di panico e si sentiva male. L’aneddoto non mi aveva per niente rincuorato, anzi, aveva creato in me una certa diffidenza verso il potere incontrollabile della mia mente di creare e disfare a suo piacimento paure inesistenti. Da un mese a questa parte aumenta la fobia per i detersivi, aumenta il senso di spossatezza, le mie gambe bagnate dalla fonte dell’impotenza, infantile e paralizzante, il corpo rimane sempre immobile, ore intere, piene, che arrancano stanche sulla rampa del tempo e la mia mente che si muove alla velocità di un ultrasuono. Associazioni, visioni lampo, idee sconcertanti, progetti e interpretazioni. Ma il mio corpo rimane sempre lì, inerme e senza peso, consumato dal niente, una carcassa su un letto rotondo, che si stringe a sè e a sé stesso ripete continuamente “non sarebbe bello se…”
"...Col finire del giorno dolore che sorge come caligine dalla terra, pena che si conchiude, nascondendo l'interminata vista del mare e del cielo. Due mani di cera giacciono immobili sulle coltri e lungo le pallide vene il mormorio flautato d'una conchiglia che ripete la leggenda della sua nascita..."

venerdì 14 settembre 2007

SàLTUàRIETà DEI SENTIMENTI


Non è il caldo di questi ultimi giorni di fine estate a restituirmi giornalmente questo senso di soffocamento, ma l’accavallarsi disordinato di accadimenti che non si lasciano neppure attraversare. La telefonata è piuttosto breve, comincia con una delle solite frasi di circostanza, pregne di quel sapore insipido, al punto che non sono neppure interessata a ciò che ha da dirmi. Guardo infatti gli ingredienti del succo alla pesca che ingurgito rumorosamente, emetto a intervalli di tempo regolari suoni che assomigliano a quelli di un cane in posizione supina, per confermare la mia presenza dall’altra parte del filo. Avverto però dal tono della sua voce che è impaziente di annunciarmi qualcosa che forse reputa importante, impellente. Lo ascolto e lentamente lo sento addosso, sdraiato sul mio corpo pallido che non si oppone al carico del suo peso; ogni sua parola diventa insostenibile, quintali che mi sommergono. Ora ha tutta la mia attenzione e non solo quella; la mia paura accompagnata da fiato corto e veloce, da fitte ravvicinate altezza diaframma.
Riesco a fare altrettanto, a rimanere impassibile, appena dopo lo svenimento che abilmente posso celare con la stessa dose di cinismo; una quantità che se convertita in veleno diventa mortale. Ma la tortura ha bisogno di tempo e di prolungarsi anche al di fuori di esso per poter diventare palpabile e a quel punto anche sopportabile. Un meccanismo di sopravvivenza che non lascia facile interpretazione a chi, con arroganza, crede di conoscerlo e di poterlo dominare. Per chi crede in quelle voci squillanti, che ostentano sicurezza e annacquati punti di arrivo, portatrici invece di squallore e isolamento. Per chi gioca con parole ridondanti e stucchevoli,artefici di una forma sterile. Ma in fondo dite sempre la stessa cosa, denunciando all’infinito la vostra situazione. A cosa serve? I giochi vengono usati per stupire i vostri ascoltatori, abbindolandoli con il suono di ipnotiche consonanti, vocali piene e solenni. Ma cosa dite? Mi lavo i denti e rifletto su quanto siamo noiosi, su quanto siete noiosi; in equilibrio su irremovibili posizioni, dall’alto di un gradino, sempre dall’alto verso il basso. Solo la prospettiva vi rende potenti.

giovedì 13 settembre 2007

Manifesto post esistenzialista




CON-DIVISIONE (Blue-Insonnia)


1° Visioni e allucinazioni visive,solitudine,lobotomia accomunano la condizione dei protagonisti che si muovono nell’ambiente circostante in una fase di perenne non accettazione da parte di chi vive con loro. In realtà essi stessi nutrono irritazione verso il corollario familiare e non anelano a farsi inglobare nei loro abitudinari meccanismi. La sorella madre,la moglie madre,figure doppiate da ruoli predefiniti da una società che si nutre dei suoi stessi abitanti.

2° Il tempo sembra sospeso,pare non esistano riferimenti che scandiscono le azioni ossessive della donna e dell’uomo,in realtà tutto si muove vorticosamente e non in modo passivo. Divorano spazio e tempo,assimilano paure e riferimenti sotto forma di cibo, complementi d'arredo, acqua corrente, luci al neon.

3° Il colore e’ disturbante,liquido e denso. Avvolge ogni cosa in poco tempo,entra dentro fino a provocare vertigini. E’ un bombardamento cromatico,che lacera un corpo adagiato sul letto,che provoca nausea quando si mischia ad un altro colore in chi è in procinto di cenare.

4° tutto sembra essere diverso da ciò che è,la coscienza non esiste e l’autocoscienza pesa sullo stomaco come un macigno. Ci si augura di eliminarsi attraverso funzioni fisiologiche,urinare,vomitare,defecare.